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domenica 25 ottobre 2020
 

Duomo di Modena. Pietre antiche che parlano di Dio


Pellegrini o turisti, difficile cogliere la differenza. Perché anche chi entra con tanto di guida illustrata e macchina fotografica non può fare a meno di avvertire da subito, sotto le volte imponenti progettate dal genio degli artisti medievali Lanfranco e Wiligelmo, un senso di pace che invita alla sosta e al raccoglimento. È questa la magia dell’arte romanica, e qui siamo di fronte a uno degli esempi più puri e suggestivi di quello stile che accomuna, pur nelle diversità, le grandi abbazie e le cattedrali medievali europee. Non a caso il duomo di Modena, dedicato a Santa Maria Assunta in Cielo e al patrono cittadino San Geminiano, è stato dichiarato dall’Unesco «patrimonio dell’umanità» insieme a piazza Grande e alla Torre civica, la celeberrima Ghirlandina che è anche il simbolo della cittadina emiliana.

TANTI PELLEGRINI

«È proprio quello che cerchiamo di fare, ossia trasformare i turisti in pellegrini», spiega monsignor Orfeo Cavallini, parroco del duomo. La cattedrale infatti, già basilica minore, è anche una delle parrocchie del centro storico. «Nell’anno della misericordia abbiamo visto sempre aumentare il flusso dei pellegrini», continua, «per fortuna abbiamo potuto contare sull’aiuto dei sacerdoti del territorio per garantire a tutti il sacramento della Penitenza».
Hanno varcato la Porta santa della cattedrale modenese anche le comunità della provincia perché, come ci spiega il parroco, la “Porta dei principi”, conosciuta anche come “Porta del Battesimo”, che si apre sulla piazza a ridosso della spettacolare “Porta regia”, è l’unica Porta santa della diocesi di Modena-Nonantola. «È stata scelta proprio per il suo significato simbolico, in quanto è il passaggio che compiono ancora oggi i battezzandi». Altre Porte sante sono state aperte ma solo in occasioni particolari per brevi periodi.
«È questa la porta della giustizia, per essa entriamo per ottenere misericordia e perdono». Con queste parole, il 12 dicembre scorso, sottolineando il legame profondo tra giustizia e misericordia, il vescovo monsignor Erio Castellucci aveva inaugurato l’Anno della misericordia. Con cerimonia solenne lo stesso arcivescovo officerà la chiusura il prossimo 13 novembre. È previsto un grande afflusso di fedeli, lo stesso che ha accompagnato il succedersi degli eventi di questi mesi. I modenesi sono da sempre legatissimi alla loro cattedrale.

CHIESA DI TUTTI I MODENESI

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Del resto proprio i cittadini del libero Comune vollero fortemente e contribuirono alla costruzione della nuova chiesa, con la quale si spostò il baricentro dell’antica città romana di Mutina, favoriti in questo dall’appoggio di Matilde di Canossa. L’edificio, realizzato su progetto dell’architetto Lanfranco, affiancato in seguito anche da Wiligelmo, sorge sul luogo di sepoltura del patrono di Modena, san Geminiano vescovo che, secondo la tradizione, salvò più volte la città dall’attacco dei nemici. Per questo i modenesi sono conosciuti anche come “geminiani” e la festa del patrono, che cade il 31 gennaio, è molto sentita in città. In questa occasione, ogni anno, nella cripta del duomo viene aperto il sarcofago ed esposto il corpo del santo con le insegne vescovili.
La costruzione durò pochi anni, cosa che spiega la purezza dello stile. La prima pietra fu posta il 9 giugno del 1099, per volere congiunto del clero e del popolo, come testimonia una lapide murata all’esterno dell’abside in cui si fa anche il nome di Lanfranco, maestro «ingenio clarus». Fu consacrato nel 1106 e poi solennemente da papa Lucio III nel 1184. Per la costruzione furono utilizzati pietre e marmi ricavati dalle cave degli edifici romani in rovina. L’interno, sobrio e solenne come tutti gli edifici romanici, è bianco e rosso, in contrasto col candore dell’esterno. L’altro artista legato indissolubilmente al duomo è lo scultore Wiligelmo. A lui si devono le grandi lastre sui portali che raccontano la storia di Adamo ed Eva e gli episodi biblici di Caino e Abele e del diluvio universale. Un racconto di grande umanità e potenza espressiva che continua all’interno con l’apparato scultoreo realizzato dai maestri campionesi per cui la cattedrale, a pieno titolo, è definita «Bibbia di pietra».

NEL NOME DI MARIA

La spiritualità della cattedrale di Modena è fortemente legata al culto mariano. All’interno ci sono testimonianze preziose di questo culto. A cominciare dalla “Madonna della piazza”, situata proprio all’ingresso, sopra “l’altare delle statuine”. Si tratta di una piccola porzione di un antico affresco, poco più grande di una mattonella, raffigurante il volto tenerissimo della Madonna in dialogo col Bambino. Un tempo l’affresco si trovava all’esterno del duomo proprio sul versante del mercato, a testimoniare il rapporto strettissimo con la vita della città. Alla vigilia dell’ingresso a Modena delle truppe napoleoniche furono gli stessi cittadini a salvare i volti della Madonna e del Bambino, strappando questo frammento di intonaco per sottrarlo alla furia iconoclasta dei francesi. Successivamente la sacra immagine fu collocata all’interno della cattedrale, ancora oggi oggetto di profonda devozione.

LA MADONNA DELLA PAPPA, UNA TENERA SCULTURA DEL QUATTROCENTO

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All’interno della cripta del duomo è custodito un gruppo scultoreo del modenese Guido Mazzoni, datato intorno al 1480, con quattro statue in terracotta policroma a grandezza naturale. La Madonna, seduta elegantemente al centro con in braccio il Bambino, san Giuseppe (o forse san Gioacchino), sant’Anna e, alla destra della Vergine, una figura femminile conosciuta fin dal ‘500 come “suor Pappina”, che soffia sul cucchiaio della pappa prima di porgerlo a Gesù che stringe nelle mani una piccola ciambella. Una iconografia inedita per una scena di intimità domestica. I modenesi, molto affezionati all’opera, l’hanno ribattezzata «La Madonna della pappa».

LA GHIRLANDINA E LA “SECCHIA”

La torre campanaria del duomo di Modena è tradizionalmente conosciuta come la “Ghirlandina”. Ristrutturata nel 2008, è il biglietto da visita della città, di cui è diventata il simbolo, visibile da qualunque direzione si arrivi. Alta circa 86 metri, è di proprietà del Comune. Il nome deriva dal doppio giro di balaustre di marmo che incoronano la guglia come leggere ghirlande. Edificata come torre campanaria del duomo – le 5 campane attuali risalgono all’epoca rinascimentale – la torre ha tuttavia rivestito fin dalle origini un’importante funzione civica: il suono delle sue campane scandiva i tempi della vita della città, segnalava l’apertura delle porte della cinta muraria e chiamava a raccolta la popolazione in situazioni di allarme e pericolo. All’interno della Sala della secchia, ricavata nella torre stessa e decorata con affreschi del ‘400, è custodita una copia della celebre «secchia rapita», un secchio rubato come beffa da un pozzo di Bologna nel 1325 durante la lotta tra le due città. Le possenti mura della torre proteggevano infatti i forzieri e i trofei del libero Comune.

ORGANIZZARE LA VISITA

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Il duomo di Modena è aperto dal martedì alla domenica dalle 7 alle 19, con orario continuato.
Il lunedì dalle 7 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19. Messa festiva: ore 11.15. Feriale: ore 18.
Le visite non sono consentite durante le celebrazioni. Tel. 059/21.60.78.

I MUSEI E LE METOPE
Il Museo del duomo, allestito in alcuni locali appositamente ristrutturati in occasione del grande Giubileo del 2000, raccoglie un ricco patrimonio costituito da opere d’arte, parati e suppellettili liturgiche. È completato dal Museo lapidario, che custodisce anche le celebri «Metope» (elementi architettonici scolpiti). I Musei sono aperti dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Chiusura il lunedì. Per la visita può essere acquistato il biglietto unico del Sito Unesco di Modena che, al prezzo di 6 euro, consente di visitare anche le sale storiche del Palazzo comunale, dell’Acetaia e della torre Ghirlandina. Info: www.duomodimodena.it.

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