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lunedì 20 maggio 2019
 

di Redazione Benessere

Fibrillazione atriale, un intervento al cuore per prevenire l’ictus


Caro dottore,

mio padre soff re di fi brillazione atriale, e per lui il rischio di essere colpito da un ictus è molto alto. Per questo motivo, oltre a seguire una dieta specifi ca, viene trattato con farmaci, che però non sono in grado di assicurare una protezione sicura. Poiché mio padre ha solo 70 anni, siamo molto preoccupati. Mi chiedevo se sono allo studio alternative più valide.

GABRIELLA, CASTELFRANCO VENETO (VERONA)

Il rischio tromboembolico implica problematiche di natura non soltanto cardiologica. Per chi gestisce clinicamente un paziente a rischio di ictus, che, come suo padre soff re di fi brillazione atriale (patologia cui sono correlati fi no al 20 per cento dei casi di ictus), è fondamentale sapere che esiste un’alternativa ai farmaci per i pazienti più critici, esposti al pericolo di emorragia e trombosi. Si tratta della chiusura dell’auricola sinistra, una procedura di cardiologia interventistica molto avanzata e con altissime percentuali di successo, in cui il Centro cardiologico Monzino è uno dei leader nazionali, con oltre cento casi trattati.

L’auricola sinistra è una piccola appendice, in comunicazione con l’atrio sinistro del cuore, in cui tendono a formarsi coaguli di sangue: questi, se si distaccano improvvisamente, possono causare un’embolia arteriosa periferica e, quando ciò si verifi ca in corrispondenza di un’arteria del cervello, rischiano di provocare un infarto cerebrale (comunemente noto con il termine di ictus).

Nei pazienti aff etti da fi brillazione atriale, il tipo di aritmia cardiaca più frequente (solo in Italia si contano più di 400 mila nuovi casi ogni anno), la probabilità di formazione di coaguli e il correlato rischio di embolia o ictus è signifi cativamente maggiore, e la grande maggioranza dei trombi che colpiscono i malati cronici di fi brillazione atriale hanno origine proprio nell’auricola sinistra. Per questa ragione è necessario sottoporre i pazienti a una terapia anticoagulante permanente. Ma non sempre è possibile; tale terapia, infatti, sebbene di provata effi cacia, comporta un certo rischio di emorragie (circa il cinque per cento all’anno).

Pertanto chi è affetto, per esempio, da ulcera, o presenta una storia di pregresse emorragie, non può assumere questi farmaci e circa un terzo dei malati trattati inizialmente con terapia anticoaugulante si trovano poi costretti a sospendere la cura. Per tutti questi pazienti, l’intervento di chiusura dell’auricola sinistra con una mini protesi che assolve la funzione di “tappo” offre la possibilità di eliminare il rischio di embolia o di ictus, così come quello di emorragie conseguenti all’assunzione di farmaci anticoagulanti.

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