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lunedì 13 luglio 2020
 

Istituto Sacra Famiglia - Cesano Boscone. La porta santa della speranza


Sono passati 120 anni da quando don Domenico Pogliani accolse nella propria casa della campagna milanese cinque ciechi, vecchi e disabili: a Cesano Boscone nacque così la Sacra Famiglia, oggi una delle Porte sante della diocesi di Milano. Insieme al santuario di don Gnocchi, altra Porta giubilare meneghina, risponde alla richiesta del Papa di designare luoghi in cui si vive la carità. «Qui magari», dice fra Giuseppe Tironi, rettore dei Cappuccini che dal 1981 vivono nell’istituto, «la misericordia si manifesta attraverso un disabile fisicamente brutto che ti importuna mentre passi: anche lui è profondamente dimora di Dio, dunque con una grande bellezza dentro di sé».

SOFFERENZA E SPERANZA

Quando il cardinale Angelo Scola ha indicato questa Porta santa, ha parlato di «santuario della sofferenza». Poi ha aggiunto «e della speranza». Alla Sacra Famiglia si incontra la sofferenza – grave, sia psichica che fisica – ma anche la speranza che scaturisce dallo stare insieme. Fu l’intuizione nel 1896 di don Pogliani: negli anni in cui il sacerdote si dedicò agli «incurabili di campagna», avere in casa un disabile era motivo di vergogna, tanto peggio un minorato mentale. Lo si teneva nascosto, ma restava una persona da curare e una bocca da sfamare in povere case di braccianti che vivevano di lavoro duro e mal retribuito.
Oggi la Sacra Famiglia è una fondazione presente in Lombardia, Piemonte e Liguria con 15 sedi, 2 mila dipendenti e collaboratori che permettono di seguire 9 mila persone tra disabili di ogni età, anziani, affetti da malattie degenerative, minori, rifugiati. Nel 2014 e 2015, la struttura di Cesano Boscone ha incrociato anche la cronaca politica perché era il luogo in cui Silvio Berlusconi svolgeva le ore di servizi sociali a seguito della condanna per frode fiscale.
Dice il direttore generale Paolo Pigni: «Non siamo diventati un’industria dell’assistenza, ma una famiglia che aiuta altre famiglie. Il senso della vita, che Guccini definisce quello che “c’è proprio in fondo in fondo, quando bene o male faremo due conti”, qui è prassi quotidiana. Eppure non c’è assuefazione perché la misericordia si nutre di rapporti tra persone». Toccare le domande vere della vita diventa anzi un’occasione di dialogo interreligioso: «Abbiamo promosso una riflessione sul nostro lavoro alla luce del Giubileo, coinvolgendo i numerosi dipendenti di fede islamica». Fra l’altro, anche tra gli oltre mille volontari, c’è un gruppo di musulmani.
 Dall’inizio dell’Anno della misericordia, da questa Porta santa sono passati 90 pellegrinaggi e diverse migliaia di fedeli. «Tanti di loro», racconta fra Giuseppe, «non conoscevano l’istituto e non avevano vissuto il contatto con la disabilità. È un mondo che ancora oggi fa paura, per alcuni un figlio disabile è una maledizione di Dio, per altri un peso sociale. L’abbraccio dei nostri ospiti converte: la disabilità si trasforma da maledizione a benedizione, da peso a risorsa, da sofferenza a speranza».

DUE PERCORSI

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I Cappuccini hanno ideato due percorsi per i pellegrini. Il primo, intitolato «Si avvicinò e si prese cura di lui», è di carattere penitenziale: si parte dalla chiesa di San Giovanni Battista di Cesano, voluta da don Pogliani attorno a un battistero di epoca carolingia (VI-VII secolo), si visitano un centro diurno per anziani, un asilo e la residenza per disabili, terminando poi con il passaggio della Porta santa nella chiesa della Sacra Famiglia. «La figura che accompagna i pellegrini è il Figliol prodigo», spiega fra Giuseppe, «perdonato dal Padre con l’abbraccio prima ancora che denunci il suo peccato».
Il secondo percorso («Mi prendo cura di te») è invece di tipo esperienziale, basato sull’incontro con gli ospiti della fondazione. Inizia nella Sala della misericordia, dove alcuni brani accompagnano la riflessione, poi si visitano i centri diurni per disabili e i laboratori di falegnameria, ceramica e manifattura varia, quindi le strutture residenziali; segue una sosta di preghiera nella Grotta di Lourdes e una di ristoro al bar, fino alla statua di don Pogliani. Durante il percorso, i pellegrini incontrano i disabili: «Anche due chiacchiere informali al bar», spiega il frate, «possono essere un’esperienza che umanizza la disabilità».

PEDAGOGIA DELLA TENEREZZA

La misericordia, o la pedagogia della tenerezza tanta cara al Papa, è andare oltre l’aspetto fisico e l’intelligenza, riconoscendo il volto di Dio in una ragazzina allettata o in un malato di Alzheimer. «Anch’io», ammette il cappuccino, «non ci riuscivo quando arrivai 11 anni fa. Me lo insegnarono alcuni amici disabili, come Renato». È morto a 72 anni dopo essere cresciuto alla Sacra Famiglia: a tre anni fu abbandonato davanti la porta dell’istituto perché disabile. «Si muoveva in sedia a rotelle e, tra una partita a carte e l’altra, mi ripeteva: “Non avere paura, vedrai che saremo noi a spiegarti come volerci bene”».
Aveva ragione: «Impari a comunicare con il cuore, grazie a una quindicenne che per la gioia può solo sbattere le palpebre quando tu strimpelli la chitarra. L’immagine e somiglianza del Padre non è nel corpo martoriato, ma nel cuore».

I 120 ANNI DELL’ISTITUTO RACCONTATI IN UN LIBRO

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Il 1° giugno 2016 la Sacra Famiglia ha compiuto 120 anni. È stata l’occasione per la pubblicazione del libro Super omnia charitas. Storia dell’istituto Sacra Famiglia dal 1896 ad oggi (editrice Àncora), con prefazione del cardinale Angelo Scola. Nel titolo, l’autore, lo storico Enrico Palumbo, riprende il celebre motto latino («Prima di tutto la carità») di don Domenico Pogliani, di cui è in corso la causa di beatificazione.

LE PORTE SANTE IN LOMBARDIA

Sono 31 le Porte sante aperte nelle chiese della regione Lombardia. Come in tutto il mondo, le Porte della misericordia sono state aperte dai vescovi nelle cattedrali delle 10 diocesi della regione. In cinque diocesi (Bergamo, Brescia, Lodi, Mantova, Crema e Pavia) si è scelto di identificare come Porta santa solo quella delle rispettive cattedrali. In altre cinque diocesi, invece, si è preferito organizzare un Giubileo “diffuso”, con numerose Porte: a Milano, oltre al Duomo, ce ne sono 8, a Cremona 4 (tra le quali il santuario di Caravaggio), a Como 6 (compreso il santuario di Tirano), a Mantova 4 (tra le quali Sant’Andrea e il santuario di Curtatone) e a Vigevano due. Nella diocesi di Bergamo, però, l’Anno santo è stato ben distribuito sul territorio identificando 34 “chiese giubilari” senza Porta santa, nei vicariati. Numerose “chiese giubilari” si trovano anche a Milano, Brescia e Lodi. Le Porte in chiese intitolate alla Beata Vergine della Misericordia sono tre: a Bresso, Garlasco e Gallivaggio.

ORGANIZZARE LA VISITA

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L’Istituto Sacra Famiglia si trova a Cesano Boscone, al confine sud-ovest di Milano (Mm 1 fermata Bisceglie).

PELLEGRINAGGI
Chi organizza un pellegrinaggio di gruppo deve concordarlo con la segreteria dell’istituto (tel. 02/45.67.78.06-339; mail: segreteria.giubileo@sacrafamiglia.org); i singoli possono accedere senza prenotazione. Il percorso esperienziale può essere svolto come seconda tappa, in continuazione di quello penitenziale. Un opuscolo, che alterna brani biblici a riflessioni, accompagna i pellegrini nei diversi luoghi del pellegrinaggio.

ORARI E CELEBRAZIONI
La chiesa è aperta dalle 7.30 alle 19.30.
Confessioni dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17.
Messe feriali alle 7 (cappella suore di Maria Bambina) e 17.30 (chiesa centrale);
il sabato alle 16.30 (cappella interna della Casa di cura ambrosiana) e 17.30 (chiesa centrale);
la domenica alle 10 (chiesa centrale).

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