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giovedì 20 febbraio 2020
 

Madonna della Vena di Piedimonte Etneo. Il dolce amore di Maria


Tanti sono i titoli della Vergine Maria, ma particolare è quello di «glicofilusa», «del dolce amore», con cui è venerata sull’Etna dal VI secolo, presso il santuario Santa Maria della Vena, nella frazione di Piedimonte Etneo, chiesa giubilare nella diocesi di Acireale, guidata dal vescovo Antonino Raspanti. Questo appellativo di matrice greca deriva dall’antica icona lignea bizantina, posta sull’altare maggiore, che raffigura a grandezza naturale, su un’unica tavola lavorata, la Madre di Dio con Gesù bambino in braccio, stretti l’uno all’altra, guancia a guancia con fare amorevole, intensa tenerezza e intimità.

DEVOTI IN TUTTO IL MONDO

Tra il mare e la montagna, a 735 metri di altitudine, immerso nei boschi di querce e castagni, il santuario conserva una storia che viene da lontano: «Da oltre 1.400 anni», dice il rettore del santuario, don Carmelo La Rosa, «schiere di persone vengono qui, alla ricerca della tenerezza divina. È uno dei santuari più antichi, voluto, fondato e sostenuto da papa Gregorio magno, come dimostra la sua lettera del 593, il quale fece costruire su un terreno della madre Silvia (anch’essa santa) un monastero dedicato a sant’Andrea».
«Oggi», prosegue il rettore, «vorremmo allargare le mura del santuario, fino ai confini della Terra, per poter accogliere le persone devote alla Madonna della tenerezza di Vena, la schiera di “venoti” sparsi per le vie del mondo, i pellegrini del Giubileo, quanti si accostano anche solo per curiosità. Desideriamo così aiutare tanti altri a scoprire questo gioiello di fede, di devozione, di arte, di cultura, di tradizione».

IL PRODIGIO DELL’ACQUA

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Il nome “Vena” deriva dal prodigioso sorgere di una fonte d’acqua, di cui tuttora i pellegrini possono godere, sul luogo in cui dei monaci si fermarono con gli asini che trasportavano tra le altre cose l’icona di Maria del dolce amore. «La mula caricata con l’immagine sacra», continua don La Rosa, «a un certo punto si fermò, cominciò a scavare con gli zoccoli il terreno e in quel punto venne fuori una “vena” d’acqua. I monaci lo considerarono un segno divino e decisero di fermarsi nel posto indicato dall’animale e irrorato dalla fonte. E proprio lì, con il consenso del Papa, fondarono il monastero gregoriano di Vena».
Dopo tanti secoli, diverse costruzioni e ristrutturazioni, nell’anno del Giubileo della misericordia, il santuario continua a essere meta di pellegrinaggi e ad offrire esperienze forti di spiritualità, riflessione e formazione: «Nemmeno i tanti accadimenti tragici (colate laviche, terremoti, eventi bellici, ecc.) che il posto e i suoi figli hanno sopportato nel tempo», afferma Isidoro Raciti, collaboratore del santuario, «sono riusciti a sopprimerne o scalfire l’essenza. La miracolosa icona dalle rare peculiarità, nei secoli ha continuato a richiamare l’attenzione di una moltitudine di persone e a trasmettere in maniera chiara ed esaltante un messaggio che risulta di facile comprensione perché rivolto direttamente all’anima di ciascun individuo: una fonte d’acqua viva, perenne e miracolosa in costante trasformazione».

GIUBILEO E SOLIDARIETÀ

In occasione del Giubileo, il santuario di Vena apre la Porta santa, anzi la spalanca alla misericordia di Dio, ispirando la comunità e le molteplici iniziative alla «glicofilusa», perché ogni pellegrino trovi serenità e fiducia: «Un fatto di speranza, in questo mondo in cui tante porte si chiudono», riprende don La Rosa, «un segno, questa porta che si apre per spalancare i cuori alla fiducia in Dio e nell’uomo sotto lo sguardo dolce e tenero della Madre per il Figlio e per ogni figlio».

UNA CAMPANA PER I BALCANI

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A partire da questo segno, nasce dalla famiglia del santuario anche un impegno concreto, una campana da realizzare e da donare. Sottolinea il rettore: «Con la solidarietà di coloro che vogliono riparare torti o ingiustizie commesse, condividere il di più che hanno ricevuto, compiere scelte di solidarietà, aprirsi ai bisogni degli altri, vivere con sobrietà e nella verità quest’Anno santo, realizzeremo una campana che porteremo insieme in un villaggio dei Balcani. In essa saranno incisi l’immagine della Madonna della Vena, il santo padre Francesco, il santuario e il ricordo del Giubileo della misericordia. La campana è un dono che non si consuma e non si deteriora ma dura nei secoli ed è anche un bel segno di speranza e un modo di metterci in comunione».
Continua il rettore: «Non possiamo ridurre il Giubileo a un fatto intimistico, per noi stessi, o solo di culto o addirittura di devozione, ma è doveroso immergerci nelle ferite vive del mondo, per farci risposta delle domande dei poveri».

ANNO DI GRAZIE

Luogo di silenzio, di pace, di tranquillità e di preghiera, arricchito dalla presenza antica ma sempre nuova della Madonna «Vena di tutte le grazie», impreziosito da un Rosario monumentale in piazza insieme a un “Sacro fonte” d’acqua sempre fresca e zampillante, il santuario allarga le braccia a tutti i pellegrini offrendo pure sale e aree attrezzate per passare un’intera giornata, per vivere momenti forti come «I sabati della misericordia», un percorso di catechesi e di meditazione, i ritiri spirituali, le Vie Crucis. Per un Anno santo di misericordia rivolto a tutti.

I SANDALI DEL GIUBILEO ACCOLGONO I PELLEGRINIIN SANTUARIO

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Un segno originale è messo in evidenza presso l’altare del crocifisso all’interno del santuario. Sono un paio di sandali, le scarpe del Giubileo! Vari i significati che questo simbolo vuole esprimere: dal ricordo di Mosè, invitato da Dio a togliersi i calzari su una terra santa, al Giubileo inteso come pellegrinaggio, sia fisico che interiore, fino al richiamo ai poveri, soprattutto gli esuli e i migranti che si spostano in cerca di speranza, e al cammino del perdono e della misericordia che caratterizza l’Anno santo straordinario.

ORGANIZZARE LA VISITA

Il santuario si trova sull’Etna presso Piano sacro fonte a Vena di Piedimonte Etneo in provincia di Catania. Dall’autostrada A18 Messina-Catania imboccare l’uscita Fiumefreddo e proseguire per Piedimonte Etneo; prima dell’ingresso in paese seguire la segnaletica per Vena, oltrepassare la frazione di Presa e continuare per alcuni chilometri fino alla destinazione. Tel. 095/64.41.52 e 328/04.94.932, www.santuariodellavena.it.

ORARI E CELEBRAZIONI
Le Messe nel santuario si celebrano tutte le domeniche mattina alle 11.
Quella vespertina invece: da novembre a marzo alle 17.30; ad aprile, maggio, settembre e ottobre alle 18.30; da giugno ad agosto alle 19.30.

LA MOSTRA
Il 13 agosto alle 18.30 sarà inaugurata la mostra itinerante di arti visive e letterarie dal titolo La Via, curata da Fedele Eugenio Boffoli, visitabile fino all’11 settembre. È composta da circa 150 opere ripartite in sezioni tematiche con didascalie.

LE PORTE SANTE IN SICILIA

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Nella diocesi di Acireale, di cui fa parte Piedimonte Etneo, oltre al santuario di Vena, è stato scelto come luogo giubilare il santuario mariano di Valverde. La Porta santa è invece aperta nella cattedrale. Nelle altre 17 diocesi della Sicilia, oltre che in tutte le cattedrali (salvo in quella di Agrigento, chiusa per problemi strutturali e sostituita dalla concattedrale di Santa Croce a Villaseta), l’indulgenza del Giubileo si può ottenere in numerosi santuari. Tra i più noti, vi sono il santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino a Palermo, quello dedicato alla Vergine a Tindari (foto sopra), il santuario della Madonna di Trapani e il santuario della Beata Vergine delle lacrime a Siracusa, la cui immagine è stata scelta da papa Francesco come icona durante la Veglia per asciugare le lacrime che si è tenuta nella basilica di San Pietro lo scorso 5 maggio. Nella diocesi di Noto ci sono anche numerose Porte sante presso “santuari della carità”, tra i quali: la Casa Tobia a Noto, la mensa San Vincenzo ad Avola, la Casa don Puglisi e il Boccone del povero a Modica, il Centro diurno Agape di Pachino.

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