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mercoledì 26 febbraio 2020
 

Matera. La cattedrale della città di Maria


Il ricordo di Matera che si staglia all’alba, emergendo dalle ombre notturne di un paesaggio lunare fatto di gravine e burroni calcarei, è indimenticabile. Un luogo unico, dove si installò una delle più antiche civiltà rupestri al mondo, tanto che alcune sue grotte-case furono abitate continuativamente per nove millenni.
Ancora oggi Matera fonde armonicamente le forme essenziali delle abitazioni con quelle della natura. E non sorprende che questo panorama abbia ricordato ai monaci medievali la Terra Santa, tanto da sceglierla quale sede per tanti eremi, né che cineasti diversissimi come Pasolini e Mel Gibson l’abbiano eletta a scenario ove far rivivere i Vangeli. Sorprende invece vedere i suoi Sassi trasfigurati da simbolo dell’arretratezza e del degrado negli anni Cinquanta – con lo sgombero forzato a seguito degli scritti di Carlo Levi, l’autore di Cristo si è fermato a Eboli – a Patrimonio Unesco dell’umanità e Capitale della cultura europea nel 2019. Un cammino virtuoso e impegnativo, quello della riqualificazione di Matera, che si erge a esempio per il ricco territorio della Basilicata.

RITORNO A NUOVA VITA

Il restauro della cattedrale romanica che dall’anno 1230 domina la vetta della città è terminato questa primavera, dopo tredici anni di chiusura al pubblico. Un evento chiave, tanto che la dedicazione del nuovo altare e l’apertura della Porta giubilare dell’Anno della misericordia sono state presiedute dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.
«La cattedrale è il centro della vita liturgica e sociale di una città», confida il parroco, don Vincenzo Di Lecce. «Aver avuto la cattedrale chiusa per un decennio è stato come aver un cuore mal funzionante. Ma ora la città se ne riappropria, come luogo d’incontro con Dio e come luogo d’incontro con la bellezza».

IN FESTA PER MARIA

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La devozione mariana della città è legata alla Madonna della Bruna, affresco bizantino del XIII secolo conservato presso il primo altare sulla sinistra della navata centrale. Viene festeggiata il 2 luglio, nella data in cui venne istituita la festa della Visitazione prima che la riforma del calendario liturgico l’anticipasse al 31 maggio. «Una data non casuale», spiega don Di Lecce: «Papa Urbano VI, che istituì questa festa per la Chiesa universale, era stato vescovo di Acerenza e Matera. Con molta probabilità scelse di istituire la festa della Visitazione il 2 luglio perché portava in sé il ricordo della devozione con cui il popolo materano celebrava la sua patrona in quella data».
La festa, preceduta da una novena solenne, è una delle più caratteristiche del Sud Italia. Si comincia all’alba con il cuore della celebrazione originaria, la «Processione dei pastori», così detta perché animata dai pastori che volevano onorare la Madonna prima di andare ad accudire le greggi.
Nei secoli successivi si aggiunse una seconda processione, quella pomeridiana, caratterizzata dalla presenza del «Carro trionfale». Poiché l’effigie della Bruna è un affresco che non può essere asportato, i canonici della cattedrale commissionarono la costruzione di una statua. A tutt’oggi, la sera del 2 luglio la statua è elevata sopra un carro trionfale di cartapesta e guida per le vie della città un corteo gremitissimo – si stimano circa centomila presenze – fino a giungere alla piazza. Qui il carro effettua tre giri in onore della Santissima Trinità, depone la sacra immagine e infine viene assalito dai fedeli e fatto a pezzi. È il rito dello strazzo, ossia dello “strappare” un pezzo del “trono della Madonna” benedetto dal vescovo da portare nella propria casa o esporre nel proprio esercizio pubblico. Magari un angelo, una delle statue o anche solo un frammento irriconoscibile, pregno però della benevolenza della Bruna.
Il Carro trionfante viene quindi ricreato ogni anno, secondo una tematica religiosa specifica; quella del 2016 sarà «Gesù volto misericordioso del Padre» con chiaro riferimento all’Anno giubilare.

LA CITTÀ DELLA MADONNA

Alla luce di questa tradizione non sorprende che Matera si fregi del titolo di Civitas Mariae dal 1950, quando il Consiglio comunale, a seguito dell’Anno mariano, si fece portavoce della richiesta dei cittadini presso il proprio vescovo. «Una scelta confermata da papa Giovanni Paolo II», ricorda don Di Lecce, «il quale, durante l’Eucaristia celebrata sulla piazza di Matera il 27 aprile 1991, ebbe a dire che questa è la diocesi della Visitazione e del Magnificat, ampliando questa caratterizzazione mariana all’intera Chiesa materana e irsina».

ISOLA FUORI DAL TEMPO

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E se Carlo Levi tornasse oggi a Matera? Non troverebbe più le drammatiche condizioni di vita dei pastori, ma le problematiche del Sud del Paese, soprattutto i giovani costretti a emigrare. Matera è quasi un’isola nell’entroterra: resta l’unico capoluogo di provincia nel nostro Paese privo di autostrade o ferrovie dello Stato. E l’isolamento non aiuta, anche se, secondo don Di Lecce, «i collegamenti che lasciano a desiderare forse hanno evitato il radicarsi della malavita».
Eppure quest’isola fuori dal tempo sta rifiorendo e si apre al mondo proprio grazie al turismo, culturale e religioso. E chissà che l’accoglienza e l’incentivazione dei servizi non divengano la via per non dover abbandonare la propria città.

LE CHIESE NELLA ROCCIA

Sono almeno 155 i siti accertati delle “chiese rupestri”, insediamenti monastici, cappelle di comunità agricole, romitaggi o cenobi insediatisi nelle grotte del materano già nei primi secoli del Medioevo. «Eppure nessuna di esse ripete il modulo delle altre», sottolinea la professoressa Maria Pina Rizzi, autrice del recente volume Chiese rupestri a Matera (Lev, 2016, pp. 119). «L’architettura e gli affreschi richiamano concezioni estetiche latine, influenze bizantine miste a un’architettura tipicamente locale». Collocate nella città – talora in territori oggi privati o più spesso in zone extraurbane – le chiese rupestri sono state per lungo tempo dimenticate, andando talora in rovina o venendo adibite a ricovero delle greggi. Tra gli esempi più significativi, anche per i dipinti conservati, San Giovanni in Monterone, Santa Maria de Idris, Santa Lucia alle Malve, la Cripta detta “del peccato originale”. Il modo migliore per gustare una visita alle chiese rupestri è affidarsi ai giovani della cooperativa “Oltre L’Arte”, che ha sede nella cattedrale e organizza visite anche ai Sassi. Per informazioni: www.oltrelartematera.it.

ORGANIZZARE LA VISITA

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Matera si appoggia ai servizi aeroportuali e ferroviari di Bari, se si giunge da est. Se si giunge da ovest, via auto o pullman, è d’obbligo imboccare la strada Basentana. Informazioni dettagliate nell’apposita sezione del sito www.oltrelartematera.it.

ORARI E CELEBRAZIONI
La cattedrale di Matera è aperta tutti i giorni: nei mesi estivi ore 9-19; nei mesi invernali, ore 9-16.
Le visite guidate sono affidate alla cooperativa “Oltre L’Arte”, che vi ha sede e organizza anche i tour presso i Sassi e le chiese rupestri.
Celebrazione quotidiana della Messa alle 8.30, cui segue l’Adorazione eucaristica dalle 9 alle 12.
Confessioni ogni giorno dalle 9 alle 12. La domenica la Messa è celebrata alle ore 11.
Per contatti: tel. 0835/33.20.12.

LA FESTA
Il 2 luglio si celebra la 627ª edizione della festa della Madonna della Bruna, patrona di Matera.
Informazioni sulla festa e le sue tradizioni si trovano sul sito www.festadellabruna.it.

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