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domenica 25 ottobre 2020
 

Mia nipote chiama il Papa “la mia Mozzarella”...


Caro don Guido,
le scrivo perché mia nipote Alice di appena sei anni, con una spiccata fantasia, ama chiamare papa Francesco “la mia Mozzarella” per via del suo abito candido e della sua figura rotondeggiante. Mia nipote usa questo appellativo in modo davvero aff ettuoso, tuttavia a me pare un pochino irriverente chiamare il Pontefice in questo modo. D’altra parte non me la sento di rimproverarla perché ho paura di offenderla. Che ne pensa?

LUDOVICO, ASTI

Caro Ludovico, la sua lettera mi ha fatto provare grande tenerezza soprattutto quando ho provato a immaginare lo sguardo della sua nipotina quando chiama in questo modo curioso il Papa: sarà senz’altro uno sguardo gioioso e sorridente tipico di chi si sente “accolto” e voluto bene. In realtà è questo che capita quando si incontra lo sguardo di papa Francesco e tutti ne siamo testimoni. Credo quindi di poter dire che anche il Papa proverebbe questa tenerezza sentendo Alice chiamarlo in quel modo e certamente non la rimprovererebbe! Come lei certamente sa, i bambini, specialmente nel loro cammino di crescita, cominciano a esprimere le loro opinioni sulle cose utilizzando, in primo luogo, quei concetti e quegli elementi che costituiscono “il loro mondo”. Evidentemente ad Alice piace la mozzarella e dunque, accogliendo come bella e positiva la presenza del Papa nella sua vita, per manifestare la sua contentezza e la piacevolezza della sensazione che questa presenza le comunica, l’associa automaticamente a una cosa tra quelle che le piacciono di più! Certamente, andando avanti bisognerà farle capire, con gradualità e con gentilezza, che questo paragone simpatico, diventando lei più grande, non potrà più essere espresso così… ma non mancheranno tempi e modi opportuni per farlo senza mortificarla con un rimprovero. Quanto lei mi scrive però mi dà la possibilità di esprimere un concetto che mi sta particolarmente a cuore proprio in relazione alla “familiarità” della figura di papa Bergoglio e che l’episodio della cara Alice in qualche modo richiama. Per farlo rievoco volentieri un antico adagio consegnatomi dalla saggezza della mia mamma: «Troppa confidenza finisce in mala creanza». Ecco io non vorrei che questa grande affabilità del Santo Padre finisse con l’autorizzare chicchessia (adesso ovviamente stiamo parlando di persone adulte) a considerare “troppo confidenzialmente” e dunque “banalmente” la figura del Papa, dimenticando che, sebbene si mostri alle persone “amichevolmente”, egli rimane una figura a cui rivolgersi sempre con quel rispetto e quella deferenza che si devono al Vicario di Cristo e successore dell’apostolo Pietro.

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