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martedì 07 aprile 2020
 

San Francesco di Paola. L’umile eremita che correggeva i potenti


A Paola la tappa imperdibile dei gruppi, in un Anno santo capace di attrarre tanti pellegrinaggi (tra i gruppi arrivati di recente, anche gli impiegati dell’Agenzia delle entrate e la categoria degli autisti), rimane la visita al corpo di san Francesco, o meglio a ciò che ne resta, poiché dopo morto fu bruciato dagli Ugonotti. Di questo grande santo della carità, nell’Anno della misericordia, il giorno di Pasqua si festeggiano solennemente i 6 secoli dalla nascita.

L’ANTICO SANTUARIO

Nel santuario della cittadina calabra bagnata dal Tirreno, i fedeli in fila ordinata entrano già di buon’ora, con l’aria frizzante delle 6.30. L’edificio, sorto a ridosso della montagna, tra la collina e il fiume Isca, ne ha viste davvero tante. Ha resistito a terremoti, ad agguerriti pirati saraceni e ai soldati borbonici che nel 1806 lo trasformarono in caserma con tanto di stalle. Tornato ai frati Minimi, l’ordine monastico fondato da san Francesco, oggi ospita una delle Porte sante del Giubileo della misericordia. E monsignor Francesco Nolè, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, ha voluto che anche la casa nativa del santo sia uno dei luoghi dove si può ottenere l’indulgenza del Giubileo.
«Francesco nacque in un’umile grotta della provincia di Cosenza. Lì iniziò una vita avventurosa arrivata fino in Francia, alla corte di Luigi IX», spiega padre Domenico Crupi, il frate addetto alla comunicazione del santuario. Il monaco sfata l’immagine del santo burbero e la sostituisce con quella di un uomo carismatico, capace di accogliere chi voleva essere ascoltato.

SANTO NOTO IN TUTT’EUROPA

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Anche senza internet e tv, le gesta di questo uomo fermo, noto per i consigli di vita, un testardo, capace di compiere miracoli – come sollevare macigni o passare tra il fuoco –, fecero parlare di sé tutta l’Europa in un tempo di conflitti tra sovrani, Papi e antipapi. L’eremita calabrese al suo tempo era seguito da potenti e re. Senza peli sulla lingua, non mancò di bacchettare nobili e cardinali richiamandoli alla coerenza di vita, ma seppe anche essere diplomatico. «La fedeltà al Vangelo dei poveri è stata la sua stella polare, percorso che lo ha reso santo nel 1519. Vissuto nel 1400 è attuale oggi più che mai», ribadisce con una parlata spedita padre Domenico, cresciuto con la presenza costante del santo, «per me uno di famiglia», confessa.
I genitori lo chiamano Francesco per un voto al santo di Assisi. A lui si rivolgono per un figlio che non arrivava. In tarda età, il 27 aprile del 1416, Vienna da Fuscaldo, sposata con Giacomo Alessio Martolilla, gioisce per la nascita del piccolo Francesco. Guarito dalla cecità che gli minaccia un occhio, la famiglia, come voto, lo porta in convento dai Francescani presso Cosenza, dove stupisce tutti per la devozione e i prodigi compiuti. Quando decide di andare a pregare sulla tomba del santo ad Assisi, fa tappa a Roma. Qui è sconvolto dallo sfarzo e, con una bella prova di carattere, richiama un cardinale per i ricchi vestiti. Nel viaggio, vedendo a Monteluco un monaco siriano fuggito in Occidente al convento di Sant’Isacco, capisce quale sia la strada da prendere.
 Tornato in Calabria, va a vivere in una grotta come eremita. È il 1429 e il ragazzo ha segnato il proprio destino. Cinque anni tra contemplazione e silenzio, zappando l’orto e mangiando i suoi frutti, fanno di questo uomo di Dio una persona di riferimento autorevole per tutti. Lo cercano contadini e pescatori per essere ascoltati e ascoltare il Vangelo.

FONDA I FRATI MINIMI

Alcuni giovani scelgono di vivere come lui in maniera umile, da poveri. È il 1436. Papa Sisto IV approva la sua regola in cui si legge la parola «Charitas». Secondo la tradizione lo scudo luminoso con la scritta: «Questo sarà lo stemma del tuo Ordine» gli è portato dall’arcangelo Michele.
La sua denuncia sociale non ha timore dei potenti, lancia strali ai governanti richiamando chi amministra al rispetto del popolo in un contesto in cui i sovrani, come Ferdinando I d’Aragona, il re di Napoli, spesso abusano del potere.
La fama di Francesco varca l’Italia e arriva in Francia dove il re è ammalato. Luigi IX invita il santo eremita a corte, sperando in una guarigione. Francesco rifiuta, nonostante le spinte del re di Napoli. Alla fine il sovrano francese chiede al Papa di intercedere per lui. Francesco ha 67 anni, ma ora non può più rifiutarsi. Sisto IV lo accoglie a Roma. Nell’arrivo in Francia libera Bormes e Frejus da un’epidemia. Nel 1489 giunge alla corte del re. Risolte le controversie con la Chiesa, il re spira, accettando la sua infermità e la morte. Francesco vorrebbe tornare a Paola ma a corte la reggente, Anna di Beaujeu, e anche il nuovo re, Carlo VIII, non lo lasciano andare poiché lo vogliono loro consigliere. Francesco muore il 2 aprile 1507 vicino Tours, dove viene sepolto. Era un Venerdì santo e aveva 91 anni. La gente già lo chiamava santo.
 Ispirati dalla passione di Francesco di Paola per la giustizia, i vescovi della Calabria, per il 6° centenario della nascita, hanno pubblicato una lettera pastorale nella quale esortano a non «premiare con il voto chi ha mal governato o ha dato prova di corruzione» e ammoniscono gli affiliati alla ’ndrangheta a un «cambiamento radicale di vita, con una richiesta di perdono e la giusta riparazione».

ORGANIZZARE LA VISITA

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Il santuario di San Francesco si trova a Paola (Cosenza) in largo San Francesco di Paola, poco fuori dal centro abitato.
In auto da Salerno: uscita A3 (Sa-Rc) Lagonegro nord - SS 585 Fondo Valle del Noce, poi proseguire sulla SS 18 per Paola.
In treno: dalla stazione Fs di Paola. Tel. 0982/58.25.18 www.santuariopaola.it.

ORARI E CELEBRAZIONI
Da novembre a marzo il santuario è aperto dalle 6.30 alle 18 (da aprile a ottobre fino alle 19).
Ci si può confessare dalle 8 alle 12 e dalle 15.30 alle 17 (da aprile a ottobre dalle 16.30 alle 19).
Le Messe festive sono alle ore 7, 8.30, 10, 11.30, 17 (aprile-ottobre ore 18; luglio e agosto anche 19.30).

 IL 6° CENTENARIO
I 600 anni dalla nascita di san Francesco si celebrano con molteplici iniziative. Tra queste, dall’1 al 4 maggio sono in programma i festeggiamenti regionali. Dal 21 maggio al 5 giugno, apertura straordinaria della cella del santo. La Porta santa si chiude il 30 ottobre.

LE PORTE SANTE IN CALABRIA

La Calabria è la regione italiana in cui sono state aperte più Porte sante. In totale ben 87 distribuite nelle 12 diocesi della regione: Cassano allo Jonio; Catanzaro-Squillace; Cosenza-Bisignano; Crotone-Santa Severina; Lamezia Terme; Locri-Gerace; Lungro; Mileto-Nicotera-Tropea; Oppido Mamertina-Palmi; Reggio Calabria-Bova; Rossano-Cariati; San Marco Argentano-Scalea. Alcuni vescovi calabresi hanno infatti scelto di concedere l’apertura delle Porte della misericordia in numerosissime località: il caso-record è quello della diocesi di Locri-Gerace che ne conta ben 21, ma tante sono anche a Reggio Calabria-Bova con 15, Cosenza-Bisignano con 12, tra le quali la basilica di San Francesco di Paola, Crotone-Santa Severina con 10. Scelta opposta hanno fatto invece i vescovi di Mileto-Nicotera-Tropea e Lamezia Terme dove l’indulgenza giubilare si riceve solo nelle cattedrali e concattedrali. Da segnalare, tra le Porte giubilari calabre, quella nella cattedrale di San Nicola di Mira a Lungro, sede dell’eparchia degli italo-albanesi dove si celebra in rito bizantino.

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