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domenica 23 febbraio 2020
 

Santuario di Crea. In paradiso con Maria


La bruma autunnale avvolge le colline del Monferrato lasciando appena scorgere, accanto alla strada, gli ultimi pampini rosseggianti tra le vigne, plasmate da secoli di lavoro dell’uomo e tutelate dal 2014 come paesaggio «Patrimonio dell’umanità» dell’Unesco. Salendo i tornanti presso la cima del colle, a 440 metri d’altitudine, le nuvole basse si diradano e compaiono un bel campanile a cipolla, una chiesa dalla facciata monumentale, 23 cappelle e 5 romitori sparpagliati tra la boscaglia. È il santuario della Madonna di Crea, «santuario nazionale» di questa porzione di Piemonte dall’identità peculiare che per sette secoli, fino all’annessione al regno dei Savoia nel 1713, fu uno Stato autonomo fondato nel Medioevo dal leggendario marchese Aleramo.

DAVANTI ALLA MADRE DI DIO

«A Crea il culto di Maria, qui venerata con l’antichissimo attributo di Madre di Dio, risale alle origini del cristianesimo», spiega monsignor Francesco Mancinelli, il rettore del santuario. «Testimonianze antiche raccontano che verso il 350 Eusebio, vescovo di Vercelli, fondò sul colle di Crea un piccolo oratorio dedicato alla Madonna e, successivamente, di ritorno da un periodo di esilio in Palestina, vi lasciò una delle tre statue della Vergine portate con sé. Le altre due sarebbero a Cagliari e al santuario di Oropa». Una tradizione che, oltre alcuni particolari leggendari, testimonia come «il culto mariano sia legato indissolubilmente al primo annuncio della fede in queste terre», precisa il rettore.
Il primo santuario sorse proprio per custodire quella semplice statua di legno davanti alla quale si prega ancora oggi. Ma l’impulso decisivo allo sviluppo di Crea fu dato dal marchese del Monferrato Guglielmo VIII Paleologo che fece ingrandire e abbellire la chiesa nella seconda metà del Quattrocento mentre la vicina Casale, da poco capitale del Monferrato, diventava sede della nuova diocesi.
Il secondo periodo d’oro per il santuario arrivò con i Gonzaga, quando il duca Vincenzo, a fine Cinquecento, fece progettare sui crinali della collina un Sacro monte, su ispirazione di quello che si stava ultimando a Varallo. L’idea di fondo è la stessa: offrire ai pellegrini un percorso attraverso scene sacre realizzate con statue di terracotta dipinta dall’incredibile resa realistica, più simili al teatro che alla pittura. In Valsesia era stata costruita una “Nuova Gerusalemme” con gli episodi della passione di Gesù, qui in Monferrato la protagonista è Maria, dalla nascita all’Assunzione passando per la Passione.

IN TANTI ALLA PORTA SANTA

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Al santuario di Crea in questo Anno santo è aperta una delle due Porte della misericordia della diocesi di Casale Monferrato. «Molti gruppi di pellegrini hanno chiesto di celebrare il rito del passaggio della Porta santa», spiega monsignor Mancinelli. «Generalmente abbiamo proposto un breve cammino dal Sacro monte, il passaggio della Porta e poi una catechesi sull’indulgenza. Tante persone, anche giovani, chiedono la Confessione. Una tendenza confermata in questo anno del Giubileo ma in crescita già da un po’», spiega il rettore.
«Ciò che domandano in modo particolare è il rapporto umano e l’accompagnamento spirituale, non un’assoluzione sbrigativa». Proprio per questo è in fase di attuazione al santuario un progetto ambizioso: «Vogliamo dare vita a un Centro pastorale specializzato nella formazione spirituale, nella Lectio divina e nell’accompagnamento delle coppie in difficoltà. Per questo», svela don Mancinelli, «accanto alla nostra piccola comunità di quattro sacerdoti diocesani è previsto l’arrivo nel corso del prossimo anno di una comunità di monache Domenicane che trasferiranno qui il monastero Maria di Magdala attualmente a Moncalieri».

COSA VEDERE

La visita del complesso sacro inizia nel bel piazzale davanti alla basilica. Passata la Porta santa si entra nella chiesa sovrastata dalle volte gotiche e sul fondo della quale campeggia una grande tela con l’Assunzione di Maria, ai cui piedi si riconosce un ritratto del duca Guglielmo.
Poco discosta merita attenzione la tela di Macrino d’Alba con la Vergine in trono. Dietro l’altare, sul lato sinistro, si apre il cuore del santuario, la cappella con la statua della Madonna. A destra si ammira invece la cappella di Santa Margherita d’Antiochia, con luminosi affreschi del Quattrocento.
Tornati all’esterno, i pellegrini iniziano il percorso del Sacro monte. Sul piazzale si aprono la 4ª e 5ª cappella, dedicate alla Concezione immacolata di Maria e alla Nascita della Madonna. Le tre cappelle precedenti, più in basso, sono un “fuori percorso” e rappresentano il martirio di sant’Eusebio, il suo riposo davanti alla statua della Madonna e la prefigurazione di Maria nelle profezie dell’Antico testamento. Il cammino che sale alla vetta del colle inizia con la 6ª cappella della Presentazione al tempio e prosegue con lo Sposalizio della Vergine. Seguono poi le cappelle dedicate ai Misteri del Rosario, dall’Annunciazione all’Incoronazione di Maria. Quest’ultima cappella, proprio sulla vetta del monte, è a buona ragione detta “Il Paradiso”: è una mirabolante immagine della beatitudine nella quale le statue di terracotta sembrano prendere vita. La Vergine, tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, siede circondata da stuoli di angeli e santi. Qui anche il pellegrino ha terminato il suo cammino: rinfrancato dalla visione del cielo, può tornare sulla terra.

QUELLE RELIQUIE CHE PARLANO DI SANTITÀ

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Dal lato sinistro del portico della basilica si accede alla cappella delle reliquie e della memoria dei santi, inaugurata nel 2010 dal cardinale Tarcisio Bertone. Nella cappella, grazie alle ricerche di don Claudio Cipriani, è custodita una delle più ricche raccolte di reliquie in Italia, soprattutto di santi e beati vissuti negli ultimi due secoli. Le reliquie sono state raccolte in oltre 300 quadri-reliquiari ben ordinati che mostrano quasi sempre al fedele anche il ritratto del santo. Si tratta di reliquie di “Prima categoria”, cioè frammenti del corpo o del sangue, e di seconda categoria, oggetti appartenuti al personaggio canonizzato. Tra questi ultimi si segnalano le scarpe di Giovanni Paolo II e indumenti di santa Gianna Beretta Molla e san Pio da Pietrelcina. Un piccolo “viaggio” in compagnia di testimoni eroici della fede.

ORGANIZZARE LA VISITA

Il santuario di Crea (nel comune di Serralunga di Crea, provincia di Alessandria) si raggiunge solo con mezzi privati. Da Casale Monferrato si percorre la Statale 457 fino alla località Madonnina, dove si imbocca la Provinciale 19 che sale al santuario. Da Asti, sempre sulla Ss 457, si incrocia la Provinciale 19 poco dopo Moncalvo. Da Chivasso Sp 590 fino a Castagnole. Ampi parcheggi per auto e bus presso il santuario. Sono presenti un bar, un ristorante, una rivendita di oggetti e libri e la foresteria.

ORARI E CELEBRAZIONI
La chiesa del santuario è aperta dalle 7 alle 12 e dalle 14 alle 19 (18 in inverno).
Messe festive: 7.30; 9.30; 11; 16 (ora legale 17). Rosario: ore 15. Vespri: ore 15.30 (ora legale 16.30).
Confessioni: 8-12; 14.30-18 tutti i giorni.
È possibile celebrare Messe in altro orario (info in sacrestia: tel. 0142/94.01.09).
I sentieri delle cappelle del Sacro monte si possono percorrere dalle 8 alle 19 (dalle 7 alle 21 in estate).
Per info sul parco naturale: www.parcocrea.com

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