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sabato 04 luglio 2020
 

Santuario di Pompei. La Beata Vergine del Rosario


Arrivano anche a piedi, stanchissimi, dopo un pellegrinaggio lungo una notte. Famiglie, qualche religioso e fedeli di tutte le età. Stringono il Rosario, la «Catena dolce che ci rannoda a Dio», come recita la «Supplica» da pregare al santuario di Pompei. L’importante è esserci per le 12 dell’8 maggio. Il clima è festoso, come i campani sanno creare. Da Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, è addirittura tutta la città a muoversi per il voto fatto dai soldati al fronte durante la Seconda guerra mondiale.

LA PORTA SANTA

Nell’anno giubilare la Porta santa della basilica accoglie numerosi gruppi. C’è chi viene da solo, per riavvicinarsi a Dio e trascorrere una giornata con la Madonna in un legame di affetto profondo. «Il santuario di Pompei è la casa della misericordia», spiega monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo-prelato di Pompei e delegato pontificio. «Qui giungono ogni anno milioni di pellegrini alla ricerca dell’abbraccio di Maria, che dà pace, consolazione, coraggio, amore. Anche per questo abbiamo accolto con gioia la decisione di papa Francesco d’indire un Giubileo straordinario e di dedicarlo proprio alla misericordia di Dio, da cui nessuno è escluso. In santuario c’è un luogo molto speciale», sottolinea: «È la cappella delle confessioni, dove, nel sacramento della Riconciliazione, i sacerdoti ascoltano i penitenti e danno loro il perdono di Dio».
Pompei è una tappa, la prima, compiuta anche da papa Francesco in occasione dell’intenso viaggio a Napoli nel marzo 2015 per ricevere dalla Vergine la carica necessaria a benedire, confortare e incoraggiare il popolo che sarebbe corso a salutarlo.

IL SOGNO DI BARTOLO

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Pompei e il beato Bartolo Longo sono nomi legati da una storia di fede. Tanto lavoro è stato fatto da quest’avvocato determinato e coraggioso: ha trasformato una valle abbandonata nella cittadella mariana famosa in tutto il mondo. Iniziato con la raccolta di un soldo al mese, il santuario è stato costruito tra il 1876 e il 1891 e poi è stato riconosciuto basilica pontificia.
Nonostante nel 1939 sia stato reso cinque volte più grande, il santuario non riesce comunque a contenere la folla dei pellegrini che giungono per la Supplica. Nei giardini davanti alla basilica, sotto il sole, i devoti attendono la preghiera nota come «l’ora del mondo» recitando le parole imparate a memoria da piccoli, sulle ginocchia dei genitori.

COSA CERCANO I PELLEGRINI?

«L’8 maggio è un grande giorno per i tutti i rosarianti del mondo», racconta monsignor Pasquale Mocerino, il rettore del santuario. «Il sagrato di piazza Bartolo Longo è gremito di gente di ogni età o provenienza. Ci si potrebbe chiedere: cosa cercano e che sono venuti a chiedere? Domande curiose per chi non ha fede, ma per chi è credente la risposta è una: cercano il Figlio di Dio, Cristo Gesù. Ma al Figlio non si giunge se non attraverso la più tenera fra le madri, così come il beato Bartolo Longo definiva la Vergine del Rosario nella Supplica composta nel 1883». Monsignor Mocerino spiega che quest’anno guiderà la preghiera il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura e della Commissione di archeologia sacra. «Sarà una preghiera corale aperta a tutti gli uomini della terra. Pregheremo per la giustizia nel mondo», precisa, «perché siano accolti e soddisfatti nelle loro necessità tutti i poveri della terra, perché siano accolti gli emigranti di ogni popolo e nazionalità, affinché ci siano braccia aperte ad accoglierli, senza alzare muri e steccati».
Gli occhi di tutti sono puntati sul quadro tanto venerato. Raffigura san Domenico e santa Caterina mentre ricevono il Rosario dalle mani del piccolo Gesù e dalla stessa Vergine. È una delle immagini più diffuse al mondo, portata dagli emigrati fino a Little Italy di New York o a Sydney.

LA CITTADELLA DELLA CARITÀ

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L’8 maggio è il giorno in cui venne messa la prima pietra della chiesa che doveva sorgere a Valle di Pompei, poco distante dai celeberrimi scavi archeologici. In quello stesso giorno, nel 1887, nacque la prima opera sociale: l’orfanotrofio femminile, frutto del duro lavoro di Longo e della contessa Marianna Farnararo De Fusco, sua moglie. Pompei infatti è anche città di opere sociali che accolgono orfani, figli e figlie di carcerati, poveri, immigrati, donne sole con i loro bambini, adolescenti in difficoltà. Tutto nasce dall’intuizione dello stesso Bartolo Longo, un pugliese trapiantato a Napoli. Arrivato in Campania per completare gli studi in Giurisprudenza, si trova coinvolto in una crisi che lo porta ad avvicinarsi allo spiritismo. Dopo la conversione inizia a frequentare cristiani impegnati come santa Caterina Volpicelli.

LA PREGHIERA CHE SALVA

In un momento di smarrimento, sente una voce che gli dice: «Se vuoi la salvezza propaga il Rosario. Chi lo fa si salva». Da lì pianta il seme di opere sociali per gli ultimi. E non mancano i miracoli. Il primo nel 1876, quando una dodicenne napoletana guarisce dall’epilessia. Poi una serie infinita di grazie, illustrata dagli ex voto esposti nei corridoi del santuario.

BARTOLO LONGO, PIONIERE DELLA COMUNICAZIONE

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Il beato Bartolo Longo (1841-1926), grande comunicatore, è stato un pioniere del suo tempo. Fondò e diresse, nel 1884, la rivista, ancora in pubblicazione, Il Rosario e la Nuova Pompei, uno strumento voluto per parlare della vita e delle opere del santuario, ma soprattutto della preghiera mariana. L’impegno comunicativo continua, ancora oggi, anche tramite i moderni mezzi informatici con il sito www.santuario.it.

LA SUPPLICA ALLA VERGINE

La Supplica alla Regina del Rosario di Pompei fu scritta da Bartolo Longo nel 1883 con il titolo Atto d’amore alla Vergine e fu recitata per la prima volta il 14 ottobre dello stesso anno. È una lunga invocazione suddivisa in quattro parti: al termine di ciascuna delle prime tre parti si dice un’Ave Maria, poi segue la richiesta di benedizione, che si conclude con il Salve Regina. La Supplica si recita solennemente nel santuario di Pompei due volte all’anno: alle 12 in punto dell’8 maggio e la prima domenica di ottobre. La preghiera inizia con queste parole: «O augusta Regina delle vittorie, o Sovrana del cielo e della terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie». La Supplica è molto nota anche all’estero, dove è stata portata dagli emigrati italiani. Negli Stati Uniti, per esempio, sono ben 10 le chiese dedicate alla Madonna di Pompei. [P.R.]

ORGANIZZARE LA VISITA

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Il santuario si trova in piazzale Bartolo Longo a Pompei (Napoli).
La stazione Fs (www.trenitalia.com) è proprio di fronte alla basilica e nei pressi c’è anche la stazione della Circumvesuviana (www.eavsrl.it). In autobus si arriva con le linee Sita (www.sitasudtrasporti.it) e Cstp (www.cstp.it).
Dall’autostrada A3 Napoli-Salerno, uscita Pompei.

 ORARI E CELEBRAZIONI
Il santuario apre alle 6 e chiude alle 21.
Le Messe festive all’altare della Madonna, precedute dal Rosario, si celebrano dalle 6 alle 12.30 e dalle 16 alle 20.
Le Messe feriali sono dalle 7 alle 12 e dalle 16 alle 18.30.
Giovedì e sabato alle 16 si celebra la Messa in lingua ucraina.
Nella cappella beato Bartolo, Messe in diversi orari dalle 7.30 e alle 17.30.
La cappella delle Confessioni apre dalle 7 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.
Le informazioni per visitare il Museo del santuario e il Museo vesuviano possono essere richieste al centralino: tel. 081/85.77.370 081/85.77.371. www.santuario.it info@santuariodipompei.it

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