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giovedì 21 marzo 2019
 

di Redazione Benessere

Scoperta la molecola del tumore


Caro dottore,
ho recentemente letto che è stata fatta una nuova scoperta sui tumori: in pratica, proprio all’Istituto europeo di oncologia i ricercatori hanno individuato una molecola dei vasi sanguigni che alimentano il cancro. Di che cosa si tratta? E, soprattutto, a quali risultati pratici porterà questa scoperta?
Grazie
LIVIA, ANCONA

Cara Livia,
la scoperta fatta dal professor Cavallaro e dal suo gruppo va interpretata come un ulteriore passo avanti nella conoscenza dei meccanismi di crescita dei vasi sanguigni che nutrono i tumori in maniera specifica.
Deve considerare che le cure “ideali” per combattere questa malattia sono capaci di colpire le cellule maligne risparmiando invece quelle sane, in maniera da ottenere effetti terapeutici senza tossicità rilevante.
A oggi, esistono già molti farmaci che hanno come bersaglio i vasi che nutrono i tumori (detto in termine tecnico, si tratta degli anti-angiogenetici), e alcuni di questi sono utilizzati comunemente, sia da soli sia in associazione alla chemioterapia, per trattare diversi tipi di neoplasie, tra cui quella mammaria, polmonare, renale, e molte altre.
La maggioranza di queste medicine, però, non ha una reale capacità di colpire unicamente l’angiogenesi della malattia (cioè lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni a partire da altri già esistenti), risparmiando quelli che invece nutrono i tessuti sani, il che porta a una serie di effetti collaterali difficilmente evitabili.
È in questo contesto che si può capire l’importanza dello studio al quale si riferisce. In questa sperimentazione, infatti, si è riscontrato che i vasi che nutrono diversi tipi di tumore esprimono in maniera “aberrante” una molecola (detta di adesione L1); si è dimostrato inoltre che, trattando animali ammalati di cancro con un anticorpo che blocca L1, si ottiene una stabilizzazione della vascolarizzazione della neoplasia e di conseguenza una riduzione della crescita e della metastasi. 
Siamo, quindi, ancora lontani dall’avere una cura che utilizzi tale bersaglio per curare i malati, ma certamente questo importante lavoro pone ulteriori nuove basi per poter procedere nello sviluppo di terapie sempre più attive e prive di tossicità.

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