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lunedì 06 aprile 2020
 

Trieste: Cattedrale di San Giusto - Una porta aperta nella terra del dialogo


La Porta giubilare ricorda la vocazione all’incontro fra popoli ed etnie della città giuliana, da sempre terra contesa e di confine

Una chiesa dai molti cuori, tutti vivi e pulsanti. La cattedrale di San Giusto in Trieste è così: simbolo di una comunità cristiana attiva e in fermento fin dai primi secoli del cristianesimo, simbolo di una città che ha visto uno dei suoi figli, Giusto, morire da martire durante la persecuzione di Diocleziano.
In questa cattedrale il 13 dicembre scorso, oltre 2.000 fedeli, guidati dal vescovo, monsignor Giampaolo Crepaldi, sono giunti processionalmente dalla chiesa di Montuzza, posta sull’altro lato del colle, per aprire e poi varcare la Porta santa della misericordia: questa si trova sul lato sinistro della facciata ed è facilmente individuabile grazie a un pannello che reca l’iscrizione bilingue «Porta della misericordia» e «Vrata Usmiljenja», perché una delle anime della diocesi è la comunità slovena, con la sua ricchezza di fede e tradizioni.

Due basiliche in una

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Edificata sul colle di San Giusto che domina la città di Trieste, la cattedrale racchiude in sé storia, arte e fede. A un primo sguardo risulta evidente come, nel corso dei secoli, le vicissitudini storiche della città abbiano lasciato un segno nell’architettura del suo edificio. Essa sorge, infatti, sui resti di un’aula paleocristiana sulla quale successivamente furono costruite due distinte basiliche: quella di Santa Maria, che corrisponde al lato sinistro, e quella dedicata a San Giusto, che corrisponde all’attuale lato destro dell’edificio. La fusione delle due basiliche nell’attuale cattedrale risale all’inizio del 1300. Il grande rosone gotico che primeggia sulla facciata accoglie il pellegrino. Cinque navate asimmetriche lo attendono, poi, al suo interno: mosaici della scuola veneto-bizantina nelle navate laterali, un mosaico moderno (1932) nel catino absidale della navata centrale raffigurante l’Incoronazione della Vergine e i Martiri tergestini. Dalla chiesa è possibile accedere al battistero di San Giovanni nel quale è visibile una vasca esagonale, risalente all’XI secolo, utilizzata nei battesimi per immersione.
È una misericordia dai tratti mariani, quella che monsignor Crepaldi ha invitato a vivere in quest’anno giubilare: «La prima immagine che abbiamo visto entrando in cattedrale è stata quella della Madonna nel magnifico mosaico che sovrasta l’altare del Santissimo. A lei rivolgiamo il nostro cuore pieno di speranza e gratitudine», ha affermato nell’omelia in occasione dell’apertura della Porta. «Il Cristo sulla croce», ha proseguito il vescovo, «ci dona Maria come Madre di misericordia. A lei affidiamo i buoni propositi di questo Anno della misericordia».
Diversi gli appuntamenti, anche in via di definizione, per vivere quest’anno straordinario a Trieste: dal 10 al 12 febbraio un corso di esercizi spirituali per il laicato, mentre nel tempo di Quaresima la Cattedra di San Giusto proporrà una serie di incontri sul tema della misericordia. Una celebrazione particolare, inoltre, avverrà per i detenuti della Casa circondariale di Trieste.

Come organizzare la visita

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La cattedrale di Trieste è raggiungibile a piedi dal centro città, ma anche in automobile o in autobus (linea 24 dalla Stazione Centrale).

ORARI E CELEBRAZIONI
Durante il Giubileo rimane aperta con orario continuato dalle 8 alle 19. Le Messe feriali sono celebrate alle 8.30 (in latino) e alle 18; quelle prefestive alle 18.30; quelle festive alle 9.15 (trasmessa su Radio Rai regionale), 10.30, 11.45, 19. Confessioni: ogni giorno dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18; nei giorni festivi dalle 9 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.

LE CHIESE DELLA MISERICORDIA
Gli altri luoghi della misericordia a Trieste (ma non hanno Porta santa) sono il santuario di Monte Grisa, quello di Muggia Vecchia, il santuario di Monrupino/Repentabor (fedeli di lingua slovena), la chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo e la chiesa di Sant’Apollinare (Montuzza). Informazioni su orari di apertura e Confessioni sul sito www.diocesi.trieste.it.

Testimone

Il tesoro della cattedrale di San Giusto conserva una reliquia che è diventata il simbolo di Trieste. Si tratta dall’alabarda di san Sergio. Secondo la tradizione, l’arma in ferro sarebbe caduta dal cielo a Trieste durante il martirio di Sergio, soldato romano che si era convertito al cristianesimo a Trieste e che era poi stato inviato in Siria e ucciso nelle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Secondo la leggenda, questa alabarda non accetta dorature e non arrugginisce.

Altre 19 porte nella Regione

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Oltre alla cattedrale di Trieste, le Porte sante in Friuli-Venezia Giulia sono 19. Nella diocesi di Udine si trovano, oltre che nella cattedrale di Santa Maria Annunziata, al santuario della Beata Vergine delle grazie e a Castelmonte, al santuario del Monte Lussari, in quello della Madonna missionaria di Tricesimo e in quello di Sant’Antonio di Padova di Gemona del Friuli. A Gorizia la Porta è aperta in cattedrale, nella basilica di Aquileia e, dal 16 aprile al 31 ottobre, al santuario dell’Isola di Barbana. Il santuario di Rosa Mistica, sito a Cormòns, ha una Porta giubilare tra l’11 gennaio e il 2 febbraio, in occasione dei 150 anni di presenza in loco delle suore della Misericordia. Concordia-Pordenone ha le sue Porte sante nel duomo concattedrale di San Marco, nella cattedrale di Concordia Sagittaria (foto sopra), all’abbazia di Sesto al Reghena, al santuario diocesano Madonna del Monte, in quello della Madonna di Rosa di San Vito al Tagliamento, in quello della Madonna di Fatima in Portogruaro, presso le chiese parrocchiali di Claut e Clauzetto, nel duomo di Valvasone e nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Bibione.

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